Mi racconti la sua storia. Dal giorno uno.
- paolafreudiger1612
- 26 lug
- Tempo di lettura: 1 min
Ogni volta che pronuncio questa frase durante un colloquio, vedo la stessa espressione: sorpresa.
E allora aggiungo: "No, non intendo il primo giorno di lavoro, intendo il primo giorno della sua vita."
Dopo 26 anni nella ricerca e selezione del personale, conosco abbastanza bene le responsabilità e le mansioni di un'impiegata amministrativa, di un responsabile vendite, di un contabile o di un direttore.
Per questo non mi interessa che una persona mi descriva semplicemente il proprio mansionario.
Quello che desidero davvero comprendere è la persona, mi interessa capire cosa l'ha resa la persona che è oggi, quali esperienze l'hanno formata, quali valori la guidano, quali difficoltà ha affrontato e quali persone hanno lasciato un segno nel suo percorso.
Il curriculum mi racconta cosa ha fatto, la sua storia mi aiuta a comprendere chi è.
E c'è una cosa che, in tutti questi anni, mi ha sempre colpito: quando faccio questa domanda, anche le persone che all'inizio sembrano più rigide o tese cambiano espressione; si rilassano.
Come se, per un momento, smettessero di sentirsi giudicate e iniziassero semplicemente a raccontarsi. È una sensazione che ho provato tante volte durante i colloqui.
Forse perché, prima ancora di essere candidati, siamo tutti persone.
E credo che, in fondo, tutti abbiamo il desiderio di essere ascoltati.
In questi 26 anni ho imparato che le competenze sono fondamentali, ma molto spesso sono i valori, l'atteggiamento, la motivazione e la capacità di mettersi in gioco a fare la differenza.
Perché le competenze possono aprire una porta, ma è la persona che, nel tempo, fa davvero la differenza.




Commenti